Come assumere personale di lavoro domestico

Il personale di lavoro domestico è molto richiesto specialmente nelle abitazioni dove vivono persone anziane non autosufficienti o disabili che necessitano, per forza di cose, di un aiuto pratico nella vita di tutti i giorni. Non a caso ad oggi sono oltre 1 milione le collaboratrici domestiche e i badanti in Italia.

Quando si procede all’assunzione di un collaboratore familiare è indispensabile regolarizzarne legalmente la posizione lavorativa con la relativa comunicazione agli Enti di Previdenza Sociale. Questo è un obbligo di legge per tutti i datori di lavoro che, se non adempiono, sono soggetti a sanzioni anche molto pesanti. Maggiori informazioni in merito si possono reperire su Upwardcdl.it.

Seguire il giusto iter burocratico per assumere un operatore domestico è importante. La prima cosa da fare in assoluto è quella di andare alla ricerca di tutti i documenti utili per perfezionare, in un secondo tempo, il contratto di lavoro. Servono un documento di identità valido (carta di identità o passaporto), il codice fiscale (indispensabile per il versamento dei contributi), eventuali diplomi se disponibili. Qualora il badante che si desidera assumere sia straniero e non residente nella comunità europea occorrono anche altri documenti. In particolare, gli stranieri residenti in Italia devono avere il permesso di soggiorno per lavoro subordinato mentre gli stranieri residenti all’estero, ma che vogliono lavorare in Italia come collaboratori domestici, devono ottenere il nulla osta per il lavoro subordinato direttamente dallo Sportello Unico per l’Immigrazione.

Una volta reperiti tutti i documenti va stipulato il contratto di lavoro per iscritto con tutti i punti chiave del rapporto lavorativo.

Si tratta di dati fondamentali come la categoria contrattuale (dalla A alla D), l’orario di lavoro, il giorno per il riposo settimanale, la retribuzione, tutti i dettagli sul periodo di prova che dura, per i lavoratori domestici da un minimo di 8 ad un massimo di 30 giorni a seconda della categoria di appartenenza. In Italia sono essenzialmente due le tipologie di contratto per assistenti domestici tra cui è possibile scegliere. Il primo è il Contratto Collettivo Nazionale (Ccnl) Colf e Badanti. Il secondo, invece, è il Ccnl Lavoro domestico.

Non vi sono differenze sostanziali tra l’uno e l’altro ma il secondo è quello più utilizzato al momento. Si tratta di un tipo di contratto molto versatile da gestire in base alle necessità per determinare, ad esempio, se un lavoratore dovrà essere part-time o full-time. In questo secondo caso è implicita la convivenza dell’operatore domestico con la persona da aiutare. Entro 48 ore dall’inizio del lavoro si dovrà presentare un modulo di Comunicazione Ospitalità presso la Questura o il Comune in cui si indicano le generalità del lavoratore e i dati dell’immobile. Almeno 24 ore prima dell’inizio del lavoro, il datore di lavoro ha l’obbligo di comunicare l’assunzione del collaboratore domestico all’INPS sia per telefono che attraverso il sito ufficiale o un Caf. Riceverà così i bollettini MAV con cui versare i contributi al lavoratore secondo quella che è la paga oraria effettiva. Dal momento in cui il datore di lavoro inizia a versare i contributi, colf e badanti hanno diritto a prestazioni di tipo pensionistico e assicurativo.

I versamenti vanno effettuati ogni 3 mesi. Tra l’1 e il 10 aprile per il primo trimestre dell’anno, tra l’1 e il 10 luglio per il secondo trimestre e tra l’1 e il 10 ottobre per il terzo trimestre.